L’ossidazione altro non è che una reazione, un processo che nel caso dell’henné (lawsonia inermis) ci permette di far rilasciare al composto un ottimo livello di colore direttamente in ciotola, evitando perciò di fare delle pose troppo lunghe in testa. L’ossidazione va ovviamente fatta con una certa coerenza e seguendo delle direttive ben precise.
Si distingue bene dalla preparazione con acqua calda, durante la quale la molecola colorante del lawsone viene rilasciata in fretta.
Esistono tre modi per preparare il nostro composto di henné:
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Preferisco questo metodo per due motivi: sia perché mi permette di tenere in posa il meno possibile, sia perché ho avuto più soddisfazioni in merito al rilascio del colore.
- Preparazione Veloce: è il classico metodo di preparazione dell’henné; si usa acqua abbastanza calda da poter essere toccata con il dito ed il composto, una volta amalgamato, viene messo direttamente in posa sulla testa;
- Ossidazione Lunga: è la classica ossidazione, prevede l’uso di acqua a temperatura ambiente ed il tempo che la polvere impiega ad ossidarsi è determinato dalla temperatura atmosferica;
- Ossidazione Breve: è a metà tra un’ossidazione classica e la preparazione veloce; si fa con acqua abbastanza calda da poter essere toccata con il dito, ed il composto può essere tenuto a riposo da 1 a 3h circa.
Quali differenze ho riscontrato utilizzando queste tre preparazioni?
Con la Preparazione Veloce il colore viene sì liberato più in fretta; è un metodo molto immediato, ma ho notato che il rilascio di colore è meno efficace e meno duraturo sul mio capello. Consiglio questo tipo di preparazione a chi mira a raggiungere un tono caldo con pose brevi oppure a chi vuole fare un ritocco veloce di tonalizzazione.
L’Ossidazione Lunga è quella che in assoluto mi ha dato più soddisfazione, in quanto permette un rilascio di colore ottimale e nettamente più freddo! Inoltre, in questo caso ho constatato quanto il colore si aggrappi meglio al mio capello risultato anche più duraturo.
L’Ossidazione Breve è una via di mezzo efficiente: permette un buon rilascio di colore, che su di me risulta poco meno freddo ma la trovo un’ottima scelta se mirate a questa nuance e avete poco tempo da dedicare alla preparazione della pasta.
Perché optare per l’ossidazione?
È il metodo più comodo in assoluto dato che vi fa bypassare le pose lunghe ed estenuanti direttamente addosso, sulla cute. Questo aspetto torna utile sia per chi soffre di cervicale e non riesce a tenere composti umidi sulla testa per più di un certo lasso di tempo, sia per chi come me non ha voglia di fare delle pose interminabili oppure ha una massa di capelli non indifferente e ha difficoltà a reggere il peso del composto.
Inoltre, permette un agevole raggiungimento di un tono freddo, oltre ad aiutare il colore a fissarsi meglio, ed è a mio parere il metodo preferibile se si hanno dei capelli bianchi da coprire.
Va da sé che la lawsonia – che ricordo tingere tono su tono – abbia bisogno di stratificare per permettere al colore di raffreddarsi al meglio, perciò è molto probabile che se siete alle prime hennate non abbiate il risultato che desiderate; vi consiglio perciò d’insistere e di fare delle hennate frequenti, all’incirca una ogni dieci o quindici giorni per fare in modo che il colore stratifichi come si deve.
N.B.: la stratificazione è quel processo che, posa dopo posa, permette alla lawsonia di creare strati su strati. Questo permette due cose: un’inspessimento del capello sempre maggiore ed un colore via via sempre più scuro e freddo.
Non trattandosi di una classica tinta chimica, ha bisogno di più attenzione e più pazienza, ma vi assicuro che i risultati saranno magnifici non solo in termini di colore ma anche per quanto riguarda la salute e la bellezza del capello stesso!
Come si fa?
Per spiegarvi come ossidare, vi mostro la tabella di riferimento presa direttamente dal sito Henna Page:

Il colore verde indica la fase in cui non viene rilasciato un colore sufficiente, quella rossa la fase in cui il colore è al massimo del suo potere tintorio e quella gialla la fase in cui la polvere esaurisce il suo potere tintorio.
Come ci regoliamo? Dobbiamo innanzitutto guardare la barra verticale che ci indica i gradi centigradi e che rappresenta il calore atmosferico, poi quella orizzontale che invece indica il tempo di ossidazione che occorre in base alla temperatura ambientale; se in casa non disponiamo di un termometro ambientale, consideriamo i gradi atmosferici della giornata in cui andremo a far ossidare (basta cercare il meteo sul web) e tirare una somma approssimativa. Ad esempio, se consideriamo 27°C, teniamo in considerazione i quadratini tra 20 e 30° della tabella, più spostata verso i 30. Vedremo che il massimo picco di rilascio di colore, secondo queste stime, inizierà circa dopo le 8h di ossidazione, pertanto è questo il tempo minimo per il quale lasceremo ossidare il nostro composto. Nella barra orizzontale, noterete un tempo anche come 2, 3 giorni o di più… ma bisogna sempre tenere a mente che in casa la temperatura è sempre più elevata rispetto all’esterno, come ad esempio in ambienti come la cucina, quindi regolatevi facendo una stima in base al calore della vostra casa.
Se scegliete questo metodo di preparazione, assicuratevi che l’acqua che andrete ad utilizzare sia a temperatura ambiente (io raccolgo dell’acqua in una bottiglia di vetro e la lascio per qualche ora nell’ambiente in cui andrò a preparare il mio composto); per il resto, ciotola di plastica/vetro/legno e mestolo di legno o plastica. Mescolate acqua e polvere di lawsonia fino a raggiungere una consistenza simil crema pasticcera, se non riuscite a sciogliere tutti i grumi non datevi pensiero perché idratando, il composto, verranno via o saranno più facili da sciogliere con qualche giro di mestolo; coprite il contenitore con il suo coperchio se ne ha uno oppure con un panno e lasciate riposare per il tempo che serve. Vi renderete conto che il processo ossidativo ha sortito il suo effetto quando noterete che sopra il composto si è formato uno strato di colore: è arrivato il momento di mescolate bene con il cucchiaio e procedere alla stesura della pappetta che, idratandosi bene, avrà anche una consistenza ottimale se nei passaggi precedenti avete prestato attenzione ad inserire la giusta quantità di acqua. Ricordatevi, prima del riposo del composto, che è meglio aggiungere un filo d’acqua in meno che in più, perché al termine dell’ossidazione potrete eventualmente correggere aggiungendo un pochino di acqua calda e riprendere la consistenza ottimale, che non dovrà mai risultare troppo liquida altrimenti colerà tutto!
Il tempo di posa, in questo caso, sarà nettamente minore rispetto a quando scegliete di preparare l’henné con sola acqua calda e posa diretta. Così facendo, tengo il pappone in posa dall’ora e mezza fino ad un massimo di 3h.
Se volete optare per un’ossidazione più veloce, non considerate la tabella che abbiamo visto sopra: preparate il composto con acqua abbastanza calda – al solito, da poter essere toccata con le dita senza scottarvi – lasciate in ciotola per un tempo che va dall’ora e mezza fino alle due orette e poi spalmate tutto. Come tempo di posa, considerate sempre quello che vi ho scritto sopra (è una scelta vostra se tenerlo di più, ma accelerando il processo di ossidazione non servono pose estenuanti).
SUGGERIMENTI:
• Ossidare l’henné è un ottimo aiuto per chi deve fare il doppio passaggio con la finalità di raggiungere un colore molto scuro come ad esempio il nero: facendo il primo passaggio con l’henné ossidato infatti, aiuterete il colore della seconda posa ad aggrapparsi meglio e a durare di più, oltre a fornire una prima base più scura; inoltre, questo vi faciliterà il compito di coprire i capelli bianchi – se ne avete – in maniera nettamente più efficace.
• Ricordate sempre che se mirate ad un tono freddo, è opportuno fare stratificare il colore facendo hennate frequenti, con una media di una volta ogni 10 giorni circa fino al raggiungimento del colore desiderato.
SOSTANZE ACIDE O BASICHE: COME, QUANDO E PERCHÉ?
Vi faccio notare che la tabella tiene conto di una preparazione con l’aggiunta di aceto (di mele o di vino).
Ma la parte acida è necessaria? No, non lo è. L’aceto tecnicamente dovrebbe stimolare un effettivo rilascio di colore, ma vi dico che a lungo andare tende a castanizzare la chioma.
Nel corso della mia lunga esperienza con le erbe tintorie ho sperimentato tutto lo sperimentabile, e vi dico che preferisco nella maniera più assoluta un composto che non contiene l’aceto. Il rilascio di colore avviene comunque!
Invece, per quanto riguarda il bicarbonato di sodio? Il bicarbonato è un composto basico, che favorisce i toni freddi. Lo utilizzo? Sì, ma mai con la lawsonia da sola, preferisco aggiungerlo al composto quando contiene legno di campeggio e/o indigo in dosi di 1/2 cucchiai ogni 100g complessivi di polvere, per favorire un tono ancora più freddo e scuro. Oltretutto, ricordo anche qui che qualsiasi altra erbetta tintoria voi vogliate aggiungere, non va mai lasciata a fare un’ossidazione completa. Sia per quanto riguarda il campeggio che l’indigo, li utilizzo unitamente alla lawsonia nel momento in cui intendo fare un’ossidazione breve di 1h e mezza/due orette massimo, preparando tutto assieme.
L’allume di potassio è uno degli altri ingredienti di natura acida che possiamo aggiungere al nostro composto: ottimo se utilizziamo solo legno di campeggio, ad esempio, per favorire un tono tra ciliegia e viola, meno freddo e poco più caldo quindi. Ne aggiungo una puntina di cucchiaino da tè alla volta fino a raggiungere il tono di viola (più o meno scuro) che mi piacerebbe avere sui capelli.
Io vi consiglio di sperimentare sempre e comunque, ma una cosa mi sento di dovervela suggerire, semplicemente perché è chimica ed è giusto saperlo: non mescolate mai sostanze acide a quelle basiche perché si annullano, e rischiate anche di inficiare il potere tintorio delle polveri che andrete ad utilizzare!
Per qualsiasi domanda o dubbio in merito, potete serenamente lasciare un commento giù o contattarmi privatamente sul mio profilo Instagram!
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Ciao, scusa il disturbo, volevo chiederti una cosa…per quanto riguarda l’ossidazione breve dell’henné. Mescolo con acqua calda e che si può toccare con le dita e poi metto a riposare due ore. Ma se è inverno che abbiamo 20 gradi scarsi in casa o estate con 27 gradi lascio sempre riposare due ore o devo metterlo su un termosifone in inverno? Ti prego di farmi sapere, mi interessa.
Grazie
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Ciao, Vanessa! Perdona il ritardo. Cerco di risponderti in maniera più completa possibile: per l’ossidazione breve mescola con acqua abbastanza calda (non tiepida), occhio che non arrivi a bollore tanto da poterla toccare con la punta delle dita senza scottarti, appunto.
Hai ragione, d’inverno non è per nulla semplice: se fa troppo freddo e soffri anche di cervicale te lo sconsiglio e ti esorto invece a prediligere la preparazione diretta con acqua calda e posa immediata; se invece la temperatura ancora lo permette, magari puoi provare a diminuire di poco l’ossidazione in ciotola e bilanciare tenendolo poco di più sulla testa, con cuffietta (o cellophane) e un bell’asciugamano riscaldato un po’ sul termosifone per tenere tutto ad una temperatura accettabile e non rischiare inutilmente dei malanni, la salute prima di tutto!
Tenerlo al caldo sul termosifone si può fare a due condizioni:
1. A patto che tu non stia cercando dei toni caldi, questo perché aumentando la temperatura e tenendola costante per tot tempo, il composto rilascerà più colore il quale – una volta depositatosi sui capelli – risulterà più freddo;
2. Se cerchi un colore freddo, vuoi fare l’ossidazione breve e vuoi ricorrere al calore del termosifone (mai diretto, ricordalo, mettici magari un asciugamano e controlla ogni tot) per non ritrovarti il composto freddo, non tenerlo per più di una ventina di minuti a temperatura non troppo elevata, questo per evitare che il composto finisca per cuocersi e rendere inefficace la presa di colore.
Ti dirò che ricorrendo al metodo di ossidazione breve, sia d’estate che d’inverno, ho sempre tenuto conto di 2/3h indipendentemente dalla temperatura atmosferica e con l’acqua per come ti ho descritto, proprio per non tenere il compost per troppo sulla testa (oltre al peso da portare sul collo, anche l’umidità prolungata a mio avviso è da evitare) e fare in ciotola parte dell’ossidazione che farei sulla testa. Mentre se si tratta di ossidazione lenta il discorso cambia e mi rifaccio alla tabella che hai visto nell’articolo, usando in questo caso acqua rigorosamente a temperatura ambiente.
Se hai ancora qualche dubbio non esitare a scrivere, prometto che questa volta sarò più veloce :p
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